Storia

Con o contro Roma

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Tutto ha una sua fine. Il geografo greco Strabone era convinto che ogni città, come ogni popolo, ad un certo punto fosse portato all’inesorabile scomparsa. Ogni popolo è destinato a perire. La Magna Grecia, però, non morirà mai del tutto. La sua cultura e i grandi personaggi rimarranno impressi nell’immaginario delle genti che succederanno loro. Persino la grande Roma, che era riuscita con le armi a prendere la Grecia, si era resa conto che, dopotutto, era stata la cultura greca a conquistare loro. “Graecia capta ferum victorem cepit”, la Grecia conquistata conquistò il barbaro conquistatore.

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Le città della Magna Grecia, infatti, con i loro costumi e le loro raffinatissime usanze, subiscono un declino politico nel IV sec a.C. I popoli indigeni, tra i quali sanniti, lucani, bruzi, apuli, mettono in seria difficoltà gli eserciti ellenici. Taranto, egemone su una grecità entrata in sofferenza, più volte chiama condottieri dalla Grecia al fine di scacciare i popoli italici. La città chiede aiuto ad Archidamo re di Sparta, Alessandro il Molosso, Agatocle tiranno di Siracusa e al re spartano Cleonimo.

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Un punto di svolta nelle vicende politiche dell’attuale Mezzogiorno è rappresentato proprio dall’azione militare intrapresa da uno di questi condottieri ellenici, forse il più carismatico. Si tratta di Alessandro il Molosso, re dell’Epiro e zio di Alessandro Magno. La sua azione, volta a sconfiggere la popolazione lucana, che in quel periodo aveva occupato le due città greche di Eraclea e Metaponto, si dimostra utile e incisiva. Ben presto, però, i rapporti di Alessandro il Molosso con Taranto si incrinano a causa di due motivi: l’ampliarsi delle ambizioni del generale, che mirava a tutto il sud della penisola e un patto, che lo zio del Magno stipula con Roma.

<< un’altra guerra, scatenata dal re dell’Epiro Alessandro, deviò i Sanniti nel territorio dei Lucani. I due popoli si scontrarono in campo aperto con il re mentre questi stava risalendo da Paestum. La vittoria andò ad Alessandro, il quale stipulò un trattato con i Romani. È dubbio che l’avrebbe rispettato se il resto della sua campagna avesse avuto la stessa fortuna.>> Tito Livio, ab urbe condita, VIII, 17

Secondo le fonti antiche, la sorte di Alessandro è segnata da un oracolo a lui nefasto e da un giavellotto conficcato nel corpo. Dopo la sua morte, gli stessi Tarantini, che avevano chiamato il Molosso contro i Lucani, cambiano politica nei confronti dei Romani, che sentono premere sul Sud con le guerre sannitiche.

I Tarantini <<sostenevano che i Romani erano quasi giunti a Taranto e che presto essi si sarebbero trovati nella condizione di avere i Romani o come nemici o come padroni. Era chiaro che la loro sorte dipendeva dall’esito della guerra contro i Sanniti: questo era l’unico popolo che continuava a resistere e non era sufficientemente forte per i romani, vista la defezione dei Lucani.>> Tito Livio, ab urbe condita, VIII, 27

Dalle parole di Livio si capisce che la politica estera di Taranto, città simbolo della grecità magno-greca, dipendeva fortemente dalle azioni militari romane. Si nota, invero, tra le mura della città ionica, una battaglia partitica tra gli “aristocratici”, che considerano più opportuno sconfiggere i popoli italici con l’aiuto di Roma e i “democratici”, sostenitori dell’alleanza con gli italici, contro Roma.

La Professoressa ordinaria di Storia Romana all’Università di Bologna, Francesca Cenerini, ha accettato di rispondere ad alcune domande per aiutarci a capire meglio questi snodi storici. È doveroso ringraziare la docente per aver accettato l’intervista e per la sua disponibilità.

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Professoressa, qual è il quadro politico “italiano” all’arrivo del Molosso?

<<Innanzitutto, bisogna tenere conto di uno scacchiere politico generale complesso e mutevole anche in poco tempo. Le città magnogreche sono spesso in contrasto tra di loro, i Lucani hanno aspirazioni espansionistiche, come pure i Bruzi che (ri)conquistano Ipponio, dove poi i Romani fonderanno Vibo Valenzia>>.

Il fatto che i conservatori Tarantini prediligessero Roma, può essere spiegato in base a qualche beneficio che questo partito poteva mantenere con il dominio Romano? Roma aveva un rapporto privilegiato, o meglio, meno duro con le città elleniche rispetto alle realtà Italiche? 

<<Le città greche vedono al loro interno la prevalenza o della fazione oligarchica o di quella democratica e pertanto possono mutare repentinamente le proprie alleanze: Roma ha buoni rapporti con Napoli, Turi chiede aiuto a Roma contro i Lucani, ecc… 

La politica romana tende a promuovere alleanze con le élites, sicuramente prediligendo contesti urbani e istituzionalizzati. Il quadro è sempre molto complesso e a volte le stesse fonti antiche non presentano un quadro chiaro e le alleanze possono mutare. Lo stesso ceto dirigente romano non è omogeneo riguardo alle scelte di politica estera.

È quindi opportuno essere molto cauti e non generalizzare. Proprio per questo, è necessario focalizzare l’attenzione sulle fonti antiche, tentando di descrivere la politica facendo “parlare” i diversi autori antichi. Purtroppo, bisogna tenere presente che i Lucani non ne hanno nessuno>>.

La situazione di stallo si rompe nel 302 a.C., quando Taranto, in chiave anti-sannitica, stringe un’alleanza con Roma, impegnata a non navigare oltre il capo Lacinio. La protezione di Taranto viene estesa quindi anche alla zona dell’attuale Calabria, allora territorio dei Bruzi. Ma è una pace che ha vita breve: l’ambigua zona di controllo Tarantina, infatti, viene subito messa in crisi dalla richiesta di aiuto militare inviata a Roma dalla città di Turi, impegnata a combattere contro i Bruzi. L’invio di soldati romani è interpretato dai Tarantini come una chiara rottura dei patti. A incrinare ulteriormente la situazione, ormai in bilico, la spedizione di una flotta romana nel golfo di Taranto, nel 284 a.C.

È chiaro che Roma abbia forzato la mano, vuole la guerra. Molte volte, nella sua storia, infatti, è coinvolta in situazioni simili. È molto frequente che il senato accolga l’aiuto di città che sono in difficoltà per creare il cosiddetto “casus belli”. In questo contesto è possibile inserire il concetto di “guerra giusta” e di imperialismo romano, che vede nella guerra una fonte di ricchezza per il senato, per il ceto equestre e per il popolo.

<<Era consuetudine di aiutare gli oppressi che li imploravano, generale e tradizionale per i romani>> Dionigi di Alicarnasso, antichità romane, XVIII, III,2

Dall’altro lato Taranto non è affatto sicura dei benefici che questa guerra può portare. Ancora una volta il suo senato è spaccato in due:

<<C’era chi consigliava di non trascinarsi anche in questa guerra fino a quando i Lucani, i Bruzi e gran parte dei Sanniti erano in piena rivolta e la Tirrenia, che era alle porte di Roma, non era ancora conquistata: aspettassero sino a quando questi popoli, preferibilmente tutti, o almeno quelli chi si trovano a oriente e vicino a Taranto, fossero stati assoggettati. Ma altri erano di parere contrario, che non fosse il caso di attendere nemmeno un istante, ma deliberare senz’altro la guerra. Giunti al calcolo dei voti, questi ultimi risultarono in maggioranza rispetto a quelli che proponevano di rimandare la guerra ad un altro tempo. Il popolo ratificò la decisione del senato.>> Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, XIX, VI,2

Taranto, consapevole della forza militare Romana, chiede aiuto al re dell’Epiro: Pirro. Questi era un uomo carismatico, un buon politico e un ottimo generale.

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<<Gli altri re non imitavano Alessandro che nella porpora, nelle guardie del corpo, nel modo di piegare il collo, e nella durezza nel parlare, solo Pirro nelle armi e nelle imprese>> Plutarco, Vita di Pirro, 8,2

L’ultima speranza di indipendenza magno-greca, e in particolare tarantina si spegne sotto la veemenza della spada romana. Infatti, dopo le sconfitte di Eraclea e di Ascoli Satriano, causate, secondo gli storici antichi, anche dall’impatto che i Romani ebbero con un animale a loro sconosciuto, l’elefante, Roma sconfigge le ultime truppe di Pirro a Maleventum (275 a.C.) che per l’occasione fu rinominata Beneventum.

Punic War. Hannibal defeated the Roman legions met him in Spain, and crossed the south of France.

Alla fine del conflitto Roma è il padrone incontrastato dell’Italia meridionale. È la fine del sogno tarantino.

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<<Chi dunque potrebbe meravigliarsi che con tali costumi, con tale coraggio dei suoi soldati, il popolo romano sia stato vincitore, e nella sola guerra di Taranto abbia sottomesso in quattro anni la maggior parte dell’Italia, le popolazioni più forti, le città più ricche e le regioni più fertili?>> Floro, Epitome di storia romana, I, 23

Alessandro Bitondo

Nota alle immagini: figura 1 tratta da Wikipedia.org; figura 2 tratta da capitolvm.it

Bibliografia: Domenico Musti, Magna Grecia: il quadro storico, Laterza, Roma-Bari, 2005; G. Cresci Marrone, F. Rohr Vio, L. Calvelli – Roma antica. Storia e documenti, Il Mulino, 2014; Dionigi di Alicarnasso, Le antichità Romane, a cura di Francesco Donadi e Gabriele Pedullà, traduzione di Elisabetta Guzzi, Einaudi 2010; Floro, Epitome di Storia Romana, a cura di Eleonora Salomone Gaggero, traduzione di Enrico Oddone, Rusconi 1981; Plutarco, Vite Parallele, Pirro, a cura di Gabriele Marasco, classici UTET, unione tipografico-editrice, Torino, 1994 ; Tito Livio, Ab Urbe Condita, sanniti.info 2000, Davide Monaco.

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