Economia

TikTok: la piattaforma del controllo?

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Il senso di appartenenza ad una comunità virtuale, il sentirsi parte di una coreografia mondiale, la genuina ilarità condivisa in soli sessanta secondi. Così TikTok, la startup che ha abbandonato l’individualismo istantaneo di Instagram, punta all’omologazione virale. Ma a quale prezzo?

Di Sara Rossetti

La ormai nota app cinese nasce ufficialmente nel 2018, in seguito all’acquisizione di Musical.ly, una piattaforma che, analogamente a TikTok, permetteva ai propri utenti di ballare, recitare e cantare attraverso un format video di pochi secondi. Nata come startup, TikTok conta oltre 500mila utenti mensili attivi, per un totale di oltre un miliardo di iscritti in soli due anni, chiudendo a fine anno con un valore superiore ai 75 miliardi di dollari. Dietro la genialità della piattaforma per video musicali amatoriali c’è il colosso societario di ByteDance, la sola società cinese ad aver esportato il successo di un’app al di fuori della Cina, divenendo uno dei principali concorrenti dei giganti della Silicon Valley. TikTok, infatti, scavalcando Instagram e Facebook, si aggiudica il titolo di app più scaricata negli ultimi mesi diventando la startup dal più alto fatturato al giorno d’oggi. Tuttavia il nuovo tesoro di ByteDance risulta negare l’IPO (la possibilità di quotarsi in borsa).

La crescita esponenziale di utenza all’interno di TikTok è spiegabile grazie al proprio disegno progettuale. Esso prevede la creazione di un account che monitora e registra il tempo di permanenza da parte dell’utente su ciascun video, hashtag e soggetto ricercato. Ciò consente alla piattaforma di reindirizzare contenuti simili al proprio utente, al fine di personalizzare le proprie ricerche e fidelizzare l’individuo all’uso dell’app. Il potenziale di TikTok risiede, quindi, nella capacità di mantenere connesso il proprio utente solamente attraverso video. Per tale ragione il target di TikTok si estende tra i 13 e 25 anni: la fascia d’età predisposta maggiormente ad una piattaforma impegnativa, la quale rinuncia completamente all’immediatezza di un selfie o di uno stato. D’altra parte, il limite di età rappresentato dal proprio bacino di utenza rende TikTok forte della propria limitazione, forte dei propri contenuti che ricercano il solo interesse dei più giovani.

Perché questo?

Le prime perplessità che avvolgono la startup di Pechino sorgono nella distinzione tra TikTok e Douyin, la piattaforma gemella presente in Cina. Douyin, infatti, si distacca dalla globalità virale dei contenuti di TikTok abbracciando una condivisione limitata ai confini del paese sinico. La creazione di due app distinte è avvenuta a causa del rigoroso controllo esercitato dal Partito Comunista Cinese, il quale prevede l’approvazione dei materiali e l’adesione di questi alle politiche locali (un recente esempio è riscontrabile nell’eliminazione dei contenuti relativi alle proteste di Hong Kong dalla piattaforma). TikTok, quindi, è un concept sviluppato ad hoc per omologare, a ritmo di note, hashtag e challenge, solo utenti non residenti in Cina; garantendo, invece, l’immunità a qualunque moda e pensiero dal sapore occidentale ai residenti nel territorio cinese.

Sembrerebbe quasi che TikTok rappresenti lo sguardo mondiale verso il futuro, a tal punto da focalizzarsi non sul singolo individuo, ma sulla massa. Il rischio di una previsione simile si genera nello smisurato quantitativo di dati sensibili in mano alla Cina, la quale sarà in grado di condurre il mercato conscia dei gusti e delle caratteristiche della collettività. La pericolosità, quindi, risiede non nella società madre di TikTok, ma nelle autorità cinesi, le quali impongono la collaborazione delle aziende con l’intelligence locale.

Registrare i propri dati sensibili su altri social e su TikTok: qual è la differenza?

Instagram, così come Facebook, sono app americane che prestano fede al Privacy Shield. Il Privacy Shield, successivo al Safe Harbor, è un accordo del 2016 che impone l’estrema tutela da parte delle piattaforme americane su ciascuna informazione relativa alla privacy dei propri utenti. In Cina invece, e di conseguenza per TikTok, non vi sono accordi quadro simili, tantomeno alcuna forma di garanzia tutelare per i propri dati sensibili. Dunque, la mole di informazioni custodite a Pechino non si limita alla raccolta relativa alla sua vasta popolazione, ma ad un possesso mondiale che, assieme all’impero dell’intelligenza artificiale che la Cina difende in prima linea, potrebbe portare il Paese ad essere la bussola verso ciascun sentiero economico. Di conseguenza, se il target di TikTok è limitato tra i 13 e i 25 anni è per una logica concreta: l’accurata osservazione degli attori del futuro, vale a dire la Generazione Z.

Tuttavia l’app della società ByteDance potrebbe non preservare a lungo il proprio vantaggio competitivo. Infatti, l’antagonismo tra gli Stati Uniti e la Cina per il monopolio digitale e per i dati accumulabili all’interno dell’isosfera è ancora in corso. Il padre di Facebook, Mark Zuckerberg (proprietario anche di Instagram e Whatsapp) vede la propria posizione di supremazia vacillare all’interno di App store e di Google Play Store. TikTok risulta essere qualcosa di completamente nuovo per il fondatore di Facebook, il quale osserva l’utenza delle proprie piattaforme diminuire in seguito all’affermazione di quella cinese. Eppure Zuckerberg, in passato, ha affrontato sfide simili uscendone illeso. L’app Snapchat, infatti, ha subito un crollo significativo in seguito all’introduzione delle IG Stories all’interno di Instagram. Il fondatore di Facebook ha reagito alla crescita dell’app rivale implementando il proprio social attraverso la nuova funzione “Storie”, il concept sviluppato da Snapchat.

Per contrastare l’ondata di TikTokers, allo stesso modo, Zuckerberg sottopone il proprio team ad una sfida maggiore: inglobare all’interno delle IG Stories i caratteri distintivi di TikTok. La nuova modalità studiata dall’imprenditore americano prevede la creazione di una nuova funzione (seguente alle già presenti Boomerang, Superzoom, ecc.), la quale permette agli utenti di Instagram la possibilità di creare video usufruendo delle peculiarità proprie del sistema di prodotto di TikTok. Il risultato del nuovo piano d’attacco dell’americano Zuckerberg si chiama Reels: il clone dell’app pechinese. Tuttavia la modalità Reels risulta essere in fase sperimentale soltanto in Brasile.

E’ evidente la complessità che ruota attorno alla nuova piattaforma: se da un lato si evince una chiara rivalità da parte dei più grandi delle app multimediali, dall’altra si osserva l’ombra ingombrante di un totalitarismo digitale futuro. Antonello Soro (Presidente del Garante per la protezione dei dati personali), esprime, infatti, la necessità di stipulare con la Cina un accordo che tuteli la privacy degli utenti all’interno della piattaforma, al fine di evitare il controllo incontrastato della nazione cinese sul territorio europeo.

Malgrado le controversie all’interno dell’app, il risultato finale di TikTok appare convincente e persuasivo stravolgendo i canoni tradizionali delle applicazioni presenti da tempo sul mercato. La startup cinese rappresenta, quindi, la mission e la vision di ciascun imprenditore; un concept innovativo ed efficace che influenza i propri utenti come nessun’altra app aveva mai fatto prima in un tempo così esiguo. D’altra parte l’elaborazione di una strategia simile potrebbe costituire la causa stessa della nascita della startup.

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